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Turismo zero: maledizione o benedizione?

27 Lug, 2020

Sustainable Development Written by: Blogger at Bella Vista

La favola dopo il COVID-19

  Pronto? È Corfu che parla. Ma prima di rispondere alla nostra chiamata, potreste farci un (piccolo) favore? Immaginiamo il vostro segno di assenso, mentre vi chiediamo di rilassare la mascella e spianare la fronte. Non vi sentite già meglio? Ora inspirate profondamente e lasciatevi trasportare in un viaggio attraverso Corfù, una delle Isole Ionie al largo della Grecia . 

  Per prima cosa, cosa dovreste aspettarvi da questo “articolo-conversazione”? Questa è una storia che parla di turismo e del suo fratello meno popolare: il turismo sostenibile. Sì, può sembrare una storia noiosa, ma vi promettiamo che sarà avvincente. Ci saranno momenti in cui leggendo penserete “Ma!”, e va bene così, non negate quei sentimenti. Ma vi suggeriamo di non lasciarvi trascinare da essi. Piuttosto, aprite la mente e il cuore, per ascoltare la prospettiva dei residenti .

Benitses port in Corfu | Photo by Nektarios Spinoulas

Photo credit : Nektarios Spinoulas

Prima troppi, ora troppo pochi: come la pandemia ha cambiato il turismo 

  Visto, abbiamo appena iniziato e già vi trovate nel mezzo di una città affollata che ha accolto e allontanato mondi e culture. O almeno, fino a qualche tempo fa è questo che avreste trovato. Adesso invece i rumori non riescono a superare la curva delle colline coperte di cipressi. Nelle strade deserte della città riecheggiano solo i rintocchi delle campane delle chiese. Ecco come i residenti di Corfù vivono l’isola nell’estate del 2020, mentre la pandemia di COVID-19 ha spaventato i turisti di tutto il mondo e li ha rinchiusi nelle loro case.

Old Corfu town © Municipality of Corfu

  Tuttavia, Corfù non è la sola in questa situazione. Le località turistiche di tutta Europa, anzi di tutto il mondo, si sono svuotate dei turisti. Per esempio, a Roma l’enorme strada che collega il Colosseo ai Fori è deserta, e la famosa Rambla di Barcellona è stata riconquistata dai cittadini per la prima volta da decenni. Questo crollo nel numero dei visitatori è il peggiore incubo per l’industria del turismo, dato che mette a rischio centinaia di posti di lavoro .

  Nonostante molti temano che l’estate quest’anno non arriverà in Europa, le nazioni turistiche, in particolare la Spagna e la Grecia, stanno già pianificando con attenzione il benvenuto per i turisti, che partirà nel luglio 2020. Il piano Europeo prevede la riapertura dei confini interni e dell’industria del turismo, ma nessuno sa se i viaggiatori estivi arriveranno davvero, e se le imprese del settore sopravviveranno. Per questo ci ridà speranza vedere gli Europei che già affollano le spiagge delle rispettive nazioni, i parchi e i caffè, con in mano il costume e un tubetto di crema solare. 

© AP/DailyMailUK

Turismo selvaggio

  La pandemia è stata utile perché ha messo in luce molte problematiche: dalle disuguaglianze educative in Ghana ai rapporti tra la Cina e il sudest asiatico. La crisi ha anche minato le stesse fondamenta dell’overtourism (turismo selvaggio, ndt), il parente antipatico che nessuno aveva invitato a cena ma che si è presentato comunque.  

  Il concetto di overtourism non è nuovo, e probabilmente ognuno di noi ha assistito ad almeno una lite tra turisti e residenti, spesso accompagnata da gesti esagerati e insulti. Se vi siete mai recati in una località molto popolare, per esempio in Francia o in Italia, questa descrizione vi suonerà sicuramente familiare. Questo fenomeno è diventato ancora più frequente nel 2017, quando overtourism e turismofobia sono diventate le parole dell’estate. Entrambi i termini sono stati usati dai media in una narrativa sensazionalista e ipersemplificata. Ma prima di trangugiare questo brodo primordiale di residenti tagliati spessi e mischiati con un cucchiaio abbondante di turisti, guardiamo insieme il video di José Mota, un famoso comico spagnolo .

 

Le città prendono nuove misure

  Questo sketch è una parodia dei fenomeni di turismofobia e overtourism, soprattutto delle forme presenti nei centri urbani e nelle città vecchie della Spagna. È un prodotto del suo tempo: nel 2017, anno di pubblicazione, si stavano verificando delle rivolte popolari, come la campagna anti-turisti di Barcellona. Iniziata come protesta, questa campagna contro l’afflusso di turisti nella città catturò l’attenzione dei media con dichiarazioni e azioni provocatorie. Questa iniziativa può sembrare un tentativo risentito di qualche cittadino arrabbiato di allontanare i turisti con la paura, ma è stata molto di più.

  Il problema del turismo selvaggio non interessa esclusivamente la Spagna, ma è un fenomeno mondiale. È una questione complessa che spesso viene ipersemplificata, ma che ha diverse conseguenze, come l’allontanamento dei residenti dalle proprie città per l’innalzamento dei prezzi. Gran parte della colpa è ricaduta sulle piattaforme come Airbnb, tuttavia anche il gap tra il costo della vita e gli stipendi dei locali è responsabile dell’inflazione. Altri aspetti del problema sono la qualità della vita e la protezione dell’identità culturale

Ma anche così, ci resta un dubbio: perché una città o una cultura dovrebbero essere protette ?

La lotta per un turismo sostenibile

  La posizione di Corfù ha permesso ai suoi abitanti di sostentarsi con la pesca e l’allevamento, rendendo l’isola e i suoi villaggi dei piccoli paradisi in cui abitare. Questo fino all’arrivo della cultura pop. È risaputo come questo fenomeno possa incrementare il fascino di una meta turistica: per esempio Dubrovnik, in Croazia, grazie alla serie Il Trono di Spade ha conosciuto una crescita del 10% nel settore turistico nel 2015. Lo stesso è successo a Corfù negli anni ‘60 . 

  Gerald Durrell, un naturalista britannico, descrisse la propria rilassante infanzia sull’isola di Corfù in un libro, La mia famiglia e altri animali. Il libro catturò l’interesse degli inglesi, che iniziarono a visitare l’isola nei primi anni ’60 e gettarono le basi per il turismo nella regione. Tuttavia, quella che era iniziata come una bellissima simbiosi, alla fine degli anni ‘80 era diventata una relazione disfunzionale. Benitses, per esempio, era stato uno dei primi villaggi ad essere preso di mira dai turisti: diventò la mecca del turismo per i giovani (non molto) innocenti degli anni ‘80. Presto la sua architettura iniziò a cambiare, seguita da cambiamenti più sostanziali nel sistema di valori di isolani e turisti.

  Durrell si considerava responsabile per l’invasione di turisti e si espresse anche contro lo sviluppo (incontrollato) dell’isola. Fu in quegli anni che la reputazione di Corfù iniziò a cambiare, e non in meglio. Una volta tornati a casa, i turisti iniziarono a raccontare le storie degli ubriachi affogati durante le gite in barca, delle taverne distrutte e dei villaggi terrorizzati. Quel che è peggio, proprio Benitses era la meta preferita del turismo di massa più irresponsabile, spesso associato a fenomeni di hooliganismo.

Benitses village in Corfu before during the 1980 's and after in 2020 plus

Turismo: due facce della stessa moneta

  Arriviamo rapidamente al presente: le orde di turisti sono sparite, lasciando i villaggi come quello di Benitses alla loro immagine originaria di paese di pescatori orientato al turismo famigliare. Si può parlare a lungo degli impatti negativi del turismo, tuttavia non andrebbero trascurati anche quelli positivi.

  Nel linguaggio asciutto dell’economia, il turismo crea posti di lavoro per i residenti e rilancia l’economia locale. In una prospettiva più umana, questo significa che gli abitanti hanno improvvisamente l’occasione di portare sé stessi e le proprie società fuori dalla povertà. È proprio questa la storia del Bella Vista Hotel, ma potrebbe essere anche la storia di molti altri. Il turismo può servire come incentivo a proteggere l’ambiente (è il caso del wildlife tourism, il turismo in zone di natura selvaggia), ha un valore interculturale (come mostrato dai Patrimoni Mondiali UNESCO), e fa da ponte tra culture altrimenti in contrasto. Allo stesso tempo, esso può creare danno ambientale (è il caso del last chance tourism nei siti naturali in pericolo di distruzione), che porta a una mercificazione della cultura e alla promozione di un’economia dei servizi dipendente dalle fluttuazioni stagionali. 

Oltre la politica: il “Progetto Kassiopi” e la battaglia di Erimitis

  La natura duplice del turismo è ben esemplificata dal “Progetto Kassiopi”. L’investimento da 120 milioni di euro di un gruppo statunitense mira a costruire un resort turistico a cinque stelle a Erimitis, un sito incluso nella Rete Natura 2000. Quest’area naturale di Corfù ha un valore ecologico significativo come habitat della lontra europea e rappresenta una tappa importante nella rotta degli uccelli migratori. Per questi motivi, i gruppi ambientalisti locali hanno creato una campagna di opposizione allo sviluppo per fini commerciali dell’area. Questi gruppi sostengono che il progetto porterà benefici solo a una manciata di persone, tra cui la compagnia di investimenti e il Ministero delle Finanze greco, mentre gli investitori ribattono che lo sviluppo “tiene in considerazione l’ambiente e si inserisce nel contesto locale.” Le discussioni in merito si sono accese anche a livello pubblico sui social come Facebook o Twitter

  Le proteste che circondano il progetto a Erimitis somigliano a quelle in Indonesia riguardo l’impianto idroelettrico di Batang Toru, o quelle più recenti in Bulgaria sulla cementificazione della costa del Mar Nero. Per questo la battaglia di Erimitis assume i contorni di questa domanda universale: come si trova l’equilibrio tra la consapevolezza ecologica e le dinamiche di crescita? 

Erimitis part of Natura for Kassiopi project development in Corfu island Greece

Erimitis, Corfu    Photo credit : Nektarios Spinoulas

 

Dai sostegni per il turismo al turismo sostenibile

  Usare il turismo come capro espiatorio allontana l’attenzione dalla realtà di questa crisi su più piani. Restringere il numero di turisti o di attività correlate al turismo servirebbe a poco per risolvere alla radice il problema della disuguaglianza nel mondo. Proprio come il COVID-19, il turismo esaspera dei problemi già esistenti. Per questo, invece di limitare il turismo, le nazioni potrebbero invece rivalutare le politiche relative. Per citare Manos Konsolas, deputato al Ministero del Turismo greco, il modello del turismo di massa sarà presto abbandonato. La pandemia in corso è un’occasione che può permettere al mondo di reinventare i viaggi, e noi siamo parte del cambiamento. 

 

Vlaxerna Monasteri, Kanoni, Corfu,    Bella Vista archives

Sostenibilità delle destinazioni

  Ed eccoci alla fine della nostra storia, mentre galleggiamo al largo delle coste della Grecia continentale. È qui che ci separiamo, ma prima vorremmo ringraziarvi per aver condiviso con noi questo breve viaggio nell’immaginazione e salutarvi con un ultimo pensiero.

  Invece di chiederci se andare o no in vacanza, dovremmo chiederci come farlo pensando al futuro.

Episkopiana village - Photo credit : Nektarios Spinoulas

Episkopiana village, Corfu    Photo credit : Nektarios Spinoulas

Tags:
turismo sostenibile turismo sostenibile Corfù Benitses
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I post sul nostro blog sono scritti da giovani stagisti creativi con la speranza di ispirare chiunque legga a sognare Corfù ad occhi aperti. Essi toccano una varietà di temi e le nostre storie mirano a mostrare un’immagine autentica dell'isola.

Tutti i post sono supervisionati da Anthea, le cui idee iniziali sono il punto di partenza per il team di anime creative, specializzate nel pensare fuori dagli schemi.

Il nostro motto nella scrittura è: segui i tuoi sogni. E speriamo che i tuoi sogni ti portino ai tramonti arancioni del Seventh Heaven, alle rive turchesi di Paleokastritsa e al verde sconfinato dell'isola di Corfù.

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