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Gli scorsi quindici anni della mia vita

Parte 3: amore

22 Mar, 2019

Bella Storie Written by: Alexandra Di Gregorio

Il 2015 iniziò con moltissime prenotazioni anticipate, il che mi sembrava essere di buon auspicio. L’hotel era al suo massimo: era riuscito a farsi una buona reputazione negli anni, le stanze erano state rinnovate, erano ben arredate e fornite più di quanto ci si aspetti da un hotel due stelle, e la nostra colazione-buffet fatta in casa era diventata molto popolare. Io, da parte mia, ero molto rilassata. Avevo iniziato a praticare yoga durante l’inverno ed avevo scoperto che mi aiutava moltissimo ad incanalare positivamente lo stress. Tutti noi del Bella Vista, insomma, ci aspettavamo una stagione coi fiocchi, che ci avrebbe ripagate di tutti i nostri sforzi passati. Ti piacerebbe…

 

Ancora una volta, le nuvole iniziarono a coprire un cielo che fino a pochi minuti prima sembrava annunciare una giornata di sole cocente. Poco dopo l’inizio dell’anno fu eletto un nuovo governo ed i suoi leader iniziarono ben presto a fomentare l’odio nei confronti dei burocrati dell’UE promettendo prosperità per la Grecia. Le loro politiche, però, furono nefaste e portarono moltissime banche al collasso.

La situazione precipitò così rapidamente che si iniziò a proporre l’uscita dall’euro ed il ritorno alla moneta greca, il Drachma. Come se non bastasse, a giugno furono introdotti controlli sul movimento di capitali gettando la popolazione nel panico. La Grecia e tutte le sue isole iniziarono ad essere percepite come destinazioni turistiche rischiose e così ci trovammo ad iniziare la stagione con un hotel completamente vuoto. Ovviamente non solo il nostro, tutti, ancora una volta, faticavano a sbarcare il lunario. Questa volta, infatti, non funzionò neanche la politica del dimezzare i prezzi: i turisti, in particolare gli Europei, se ne stavano alla larga dalla Grecia, prima di tutto per l’instabilità finanziaria, ed in secondo luogo, logicamente, per il suo orientamento politico ostile nei confronti dell’UE.

Quella fu la prima volta in dodici anni in cui non potei fare altro che alzare bandiera bianca. Per quanto ci impegniamo, delle volte le cose che ci capitano sono fuori dal nostro controllo. Ci sono tempeste contro cui lottare non ha senso, perché sono più grandi di noi. Potevo dare il meglio nella mia attività, ma non avevo alcun potere sulla condizione politico-economica del mio paese. Ero riuscita a dare un nuovo volto a Benitses in tempi di stabilità economica, ma come avrei potuto, ora, persuadere i nostri ospiti a venire in un paese che era descritto dai media come uno appartenente al terzo mondo: pericoloso e in tumulto?

Mi sentivo completamente persa ed impotente. L’unica “certezza” che avevo era che avevo un mutuo a capitale estero da coprire, i cui tassi d’interesse aumentavano e diminuivano giornalmente, ma il più delle volte aumentavano, mentre il valore delle proprietà diminuiva costantemente. Vendere avrebbe significato perdere fino al 50% del valore originale, perciò decisi che non era un’opzione praticabile. Sarebbe stato un momento perfetto per acquistare proprietà, ma, innanzitutto non avevo uno spiccio da investire e poi, dato il clima politico-economico incerto, sarebbe stato come buttarsi da un elicottero senza paracadute. Tanto valeva schiantarsi insieme al mezzo.

Non ci volevo credere che ero tornata in Grecia per dovermi sorbire tutto questo. Esplodevo dalla rabbia. Avevo meno tempo libero di quanto ne avessi in Inghilterra, e quindi, zero vita sociale. E quando avevo un po’ di tempo libero ero troppo esausta per uscire o fare qualcosa che non fosse riposare. Ma anche mentre “riposavo”, la mia mente tornava in continuazione al lavoro. Avevo troppe preoccupazioni per riuscire a rilassarmi.

Realizzai che cercare di controllare ogni cosa era inutile, sia nella carriera che nella vita privata. Il motivo principale per cui ero così infelice e stanca era che pretendevo troppo da me stessa: volevo essere in grado di influenzare l’ambiente circostante, ma logicamente era una missione insostenibile per una sola persona. Da sempre le condizioni politiche, economiche, culturali e sociali hanno una fondamentale influenza sulla vita della popolazione, le opportunità a disposizione ed il modo di pensare. Ma dobbiamo sempre ricordarci che la società così com’è è creata dalle scelte e dallo stile di vita delle persone. È un cerchio, ma questo cerchio si evolve molto lentamente, mentre i cambiamenti repentini sono invece determinati da una scelta presa contemporaneamente da molti, non da un singolo. È così che accadono le rivoluzioni.

Questa rivelazione mi riportò alle parole del mio professore di Surrey “ricordate l’importanza del luogo, della location”. È vero, io avevo scelto questo luogo, non mi era stato imposto. Avevo scelto Corfù perché, dopotutto, la Grecia è il mio paese, il posto da cui provengo, è il luogo in cui vive la mia gente e dove sento che voglio stare. Sapevo benissimo che non ero tornata solo per la mia famiglia biologica, ma anche per quella famiglia più grande che comprende tutti i membri che compongono questa nazione. Avevo viaggiato molto, e anche se avessi continuato a farlo, ogni giorno almeno un mio pensiero sarebbe andato alla Grecia. La Grecia è la mia madre, è il terreno che mi ha nutrito e allevato. Ero tornata perché, malgrado le molte cose che non avrei mai accettato (la mentalità patriarcale, per dirne una), ero grata a questa terra per moltissime altre cose che avevano contribuito a rendermi chi ero. Avevo fatto una scelta, ed anche se la situazione era tutt’altro che prospera, dovevo farmela andare bene e cercare di essere felice di ciò che avevo. Dopotutto la scelta era stata mia, poco valeva lamentarsi ora.

Ed è stato lì, quando finalmente decisi di mollare la presa e di prendere le cose come erano che le nuvole iniziarono a dissolversi cedendo il passo al sole. Nonostante i controlli sul movimento di capitali, la stagione 2015 fu meno disastrosa di ciò che ci eravamo aspettati. Questo fu dovuto principalmente al fatto che, negli anni precedenti, eravamo riusciti a costruirci una clientela fedele che tornò nonostante le cattive notizie che circolavano. Ancora una volta l’affetto dei nostri ospiti ci aveva salvati…ed io non dovetti vendere il mio appartamento!

 

Ma c’è dell’altro. Vi ricordate gli agenti turistici che avevano cercato di sabotarmi e mettermi il bastone tra le ruote? Come nella parabola del figliol prodigo, molti di loro venivano ora a chiedermi di collaborare. Doveva essere circolata la voce che quella donna ribelle e disobbediente venuta da Londra stava avendo successo. Avevano per caso letto le recensioni dei nostri clienti entusiasti?

Fu un grande momento per me, un momento di orgoglio: avevano finalmente cambiato idea sul mio modo di fare affari. Chiaramente sarebbe stato più facile per me essere collaborativa sin dall’inizio, ma avevo bisogno di agire da testarda per poter dimostrargli che, delle volte, vie alternative offrono risultati migliori.

 

2016, 17 e 18 furono tre anni da record. Non sembrava vero che finalmente potessimo raccogliere i frutti di ciò che con tanta fatica avevamo seminato. I sondaggi sul gradimento dei nostri servizi continuavano a ricevere punteggi altissimi e recensioni eccellenti apparivano quotidianamente riscaldandomi il cuore come il sole di primavera. Le parole di apprezzamento ed incoraggiamento per ciò che facevamo mi riempivano gli occhi con lacrime di gioia. Le positive vibes delle persone che passano di qua sono e sempre saranno la mia più grande fonte d’ispirazione, perché il senso di soddisfazione che provi nel rendere felice qualcuno è più prezioso di tutto l’oro di questo mondo.

 

Non tutto, ovviamente, era positivo. Ecco ciò che ho imparato in tutti questi anni: nell’istante in cui credi che la tua via sia libera da ostacoli, da qualche parte apparirà per forza di cose un sasso che ti impedirà di procedere. Ma la verità è che tutto dipende dal mondo in cui vediamo le cose. Il macigno che ostacola il nostro cammino è nella nostra mente, non nel senso che esso non sia reale, lo è. Tuttavia, la scelta di fermarti a causa di esso è solo ed unicamente tua.

A giugno 2017 accadde un fatto che mi riportò con la mente ai terribili anni della mia adolescenza a Benitses. Uno dei locali in fondo alla via stava tenendo una festa, la cosiddetta “Greek night”, un’esibizione combinata di Zorba e danza del ventre, cosa che io, personalmente, trovavo ridicola e per niente rappresentativa della tradizione corfiota, ma okay, si tratta della mia opinione. Ciò che però trasformò quella notte in un incubo fu il fatto che, nonostante avessi gentilmente chiesto di “tenere basso il volume” e avessi comunque faticato a prendere sonno (e probabilmente fu così anche per i clienti dell’hotel) dal momento che la mia richiesta fu completamente ignorata, fui svegliata alle quattro del mattino dalle urla di gente ubriaca.

Mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo, agli anni ’80. Fu probabilmente il terrore inconscio che la storia si ripetesse che mi diede la forza per mettermi le scarpe ed andare in pigiama al locale, dove avrei scoperto che si trattava di gente della mia età. Per cui rimasi ancora di più senza parole quando, come risposta alla mia lamentela, mi sentii dire “Ma siamo in vacanza!”. Ero nera dalla rabbia, ma non appena alzai la voce iniziarono a sussurrare “Ci dispiace, scusa”. No, non vi dispiace. Stavano chiedendo scusa perché non volevano casini, ma non perché sentivano davvero di esser in torto. Non gliene poteva fregar di meno di quanto il loro comportamento fosse dannoso per la tranquillità di questo posto e di chi vi abita. Per la prima volta compresi come dovevano essersi sentite le popolazioni dell’Africa e dell’India di fronte ai colonizzatori.

Il giorno dopo trovai quello stesso gruppo su Facebook, sulla pagina di un altro evento a cui erano stati invitati. Non riuscii a trattenermi e scrissi un post in cui chiedevo semplicemente di mostrare un po’ di rispetto per gli altri. Come risposta ricevetti una lista di insulti e commenti che dicevano cose come “dovreste essere grati della nostra presenza, dato che vivete dei nostri soldi”.

Alcuni, però, mi scrissero un messaggio privato dicendomi che avevano capito il loro errore e che chiedevano scusa per il loro comportamento. Mai potrò sapere se si trattava di una formalità o se avevano davvero compreso, e chiaramente avrei preferito che avessero avuto il coraggio di scrivere le loro scuse pubblicamente, tra i commenti al post, piuttosto che scrivermi in privato. Ma se sono riuscita a far cambiare idea anche solo ad una persona, per me è già una vittoria. Dire la mia non era stato invano, e anche se lo fosse stato, l’avrei fatto, perché delle volte non possiamo permetterci il silenzio.

Oggi so che solamente con coraggio e amore si possono tenere lontani i demoni.

 

L’amore ha vinto

Il Bella Vista è stato una scommessa professionale e personale. Nel 2003 sono tornata qui con una mente piena di idee e con tanto tanto amore per ciò che i miei genitori avevano costruito nelle loro vite. Alcune volte, in questi quindici anni, sogni e realtà si sono scontrati trasformando il mio amore in sacrificio. Capita che le persone mi chiedano “se avessi saputo quello che ti aspettava, avresti fatto la scelta di tornare?”. “Non lo so” rispondo. Ma quando vedo che così tanti giovani lasciano il paese mi si spezza il cuore, e allora, mi sento fiera di essere tornata. Ero una di loro, ma vivere all’estero mi ha aiutato a capire quanto amo Corfù e quanto mi stia a cuore la sorte del mio paese. Possiamo solo guardare le cose intorno a noi con gli occhi che abbiamo ora.

Ho dovuto lasciare la Grecia e viverne distante per ben quattordici anni, prima di riuscire a vedere quanto fosse unica la nostra cultura e quanto sia da apprezzare il popolo greco. Tornare è stato come aprire un vecchio scatolone contenente i pezzi che mi servivano per completare il puzzle della mia vita. Negli anni passati altrove, ho raccolto molti pezzi che si sono rivelati importantissimi, ma ad un certo punto sentivo che quelli più importanti ancora non li avevo trovati. E chi l’avrebbe mai detto che li avrei trovati a Corfù, in quel vecchio scatolone appartenente alla mia infanzia passata in un piccolo villaggio chiamato Benitses? È stata una sorpresa anche per me che avevo tanto odiato questo posto. Mi sento fortunata, perché in un qualche modo, in questo percorso, sono riuscita a “rendere casa un posto migliore” di quanto lo fosse quando me ne ero andata.

Spero che la mia storia non vi abbia annoiati, ma soprattutto mi auguro che il riassunto di questi quindici anni possa significare qualcosa anche per voi. Come disse Socrate “so di non sapere”. Forse davvero io non so nulla, ma ci sono alcune cose che sento col cuore e ho una fiducia profonda in questa percezione. Seguendo il mio cuore, mi sono avventurata lungo una strada fatta di sfide, ostacoli e momenti di sconforto. Ma è stata anche una strada piena di creatività, di simpatici ma anche significativi incontri, e soprattutto di amore. Una buona preparazione e tanto amore per quello che fai sono i due ingredienti chiave del successo, ed è ciò che cerco di insegnare ogni anno ai miei tirocinanti. Cerco di incoraggiarli a sognare e a lavorare sodo per realizzare quei sogni, perché sono convinta che possano realizzarsi se uno lo vuole davvero. Prima di poterli realizzare, però, bisogna avere il coraggio di sognare. Non abbiate mai paura di sognare troppo in grande.

 

Al momento non so che ne sarà di me, dove mi porterà il mio viaggio, ma mi auguro che quello del Bella Vista possa avere vita lunga. Per quanto piccolo questo posto possa essere, ha significato tutto per la mia famiglia e per me. Io spero che, non importa quali siano le circostanze, questo hotel possa per sempre rimanere un luogo abitato da gentilezza, introspezione e pace per chiunque passi di qua: per i miei tirocinanti, per il mio staff e per i miei ospiti. Ed io spero di poter esserci ancora a lungo per assistere a tutto questo.

 

Il 2019 è arrivato e presto mi trasferirò nel mio famoso appartamento che è finalmente pronto ad accogliermi, e ad accogliere un nuovo capitolo della mia vita. Nuove sfide mi attendono, e sono benvenute, perché è nella mia natura pormi sempre nuovi obiettivi. Ogni anno vedo i miei tirocinanti divertirsi qui. Li vedo innamorarsi: dei propri sogni, di Corfù e l’uno dell’altro. Per alcuni diventa impossibile andarsene, e così, decidono di restare qui a vivere. Altri tornano per fare la stagione, o come ospiti del mio albergo, per rivedermi e raccontarmi delle loro vite, delle difficoltà e dei loro successi. Altri si sono persino sposati dopo essersi conosciuti qui. Ci credete? È grazie al Bella Vista che si sono trovati!

 

Seduta nella hall immersa nel silenzio di gennaio, sorrido, mentre una morbida lacrima mi rotola lungo la guancia. “L’amore ha vinto.”

 

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About The Writer
Alexandra Di Gregorio
Pen Name: Fille Du Vent

Alexandra is a young and still developing writer. She likes to explore different literary genres and styles, such as poetry, short stories and stream of consciousness. Alexandra aspires to become a travel writer collecting and writing the stories of the people she meets on her journeys around the world. This time Alexandra worked as a biographer, writing short stories revolving around momentous events in the life of Anthea and of the Bella Vista hotel

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