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Gli scorsi quindici anni della mia vita

2008- 2014: gli anni più duri

Parte 2: determinazione

15 Mar, 2019

Bella Storie Written by: Alexandra Di Gregorio

Ehilà! Ben tornati. Dove eravamo rimasti? Ah, sì, vi stavo raccontando di quanto fossi certa che le cose sarebbero andate sempre meglio. Beh, che dire, forse avevo abbassato un po’ troppo la guardia, ma in realtà, anche se non lo avessi fatto, non penso sarebbe cambiato molto. Gli anni che seguirono lo scoppio della crisi finanziaria globale del 2008 furono duri per tutti, specialmente in Grecia.

Per quanto mi riguarda, però, avrei preferito che succedesse in un altro momento. Avevo appena comprato un intero hotel (Bella Studios) che doveva essere rinnovato e avevo pure iniziato a fare dei ritocchi al Bella Vista, dato che fino a quel momento tutto procedeva a gonfie vele.

Quando la crisi si abbatté sulla Grecia, mi sentii scivolare via il terreno da sotto i piedi. “Cosa avevo mai fatto? Devo pagare i rinnovamenti…e il mutuo! Perché mai mi ero buttata in un’impresa così rischiosa?” Ecco la punizione per essere stata così ottimista e ambiziosa.

 

Avrei voluto che mio padre fosse ancora lì, affinché mi dicesse qualcosa che potesse restituirmi un barlume di speranza. Ma al posto della presenza calorosa e rassicurante di mio padre, avevo solo un fidanzato ossessivo-possessivo, ed egocentrico, che non faceva altro che peggiorare il mio stato di stress. Altroché conforto e supporto.  Ne abbiamo altre di fortune? No, questo bastava e avanzava.

Ero fragile dal punto di visa finanziario, ma soprattutto ero distrutta emotivamente. Le cose erano perfino peggio del 2003. Ora sì che il lavoro era non-stop. Non avevo tempo neanche per sedermi e mangiare, neanche per farmi il mio meritato riposino pomeridiano. No, manco la pausa caffè. Delle volte mi sembrava di non riuscire a respirare. Mi ero ridotta ad un fascio di nervi che non poteva neanche a piangere, perché non ce n’era il tempo! Avevo bisogno di lavorare, di fare quanti più soldi riuscissi per poter coprire tutte le spese che dovevo sostenere. Non c’era scelta, o andavo a vanti in un qualche modo o mi arrendevo. Ma non volevo rinunciare ai miei sogni senza aver lottato.

La cosa peggiore era che, data la crisi, la politica del tagliare i prezzi riprese. Ma questa volta era diverso, perché molte persone usavano Internet per il loro business. Ora moltissime persone gestivano le prenotazioni e gli affitti online. I bei tempi in cui ero l’unica a fare ciò erano ormai andati: sia i grandi hotel che quelli più piccoli, i B&B, gli appartamenti, tutti offrivano prezzi stracciati. E ci credo, ci servivano i soldi per campare!

Per quanto riguarda gli hotel più grandi, feci il pesce palla e andai a comunicargli che o la finivano o li avrei denunciati per concorrenza sleale e, fortunatamente, fecero un passo indietro. Ma come potevo influenzare i competitori più piccoli che, non solo dimezzavano i prezzi, ma avevano anche iniziato ad essere più tolleranti nei miei confronti e perfino ad imitare il mio modo di fare business? Già mi vedevano comunque come “la straniera”, temevo che se gli avessi detto che stracciare i prezzi non era l’unica opzione avrebbero mal interpretato le mie intenzioni e avrebbero finito per mozzarmi la testa. Quindi no, decisi di andare per la mia strada, seguendo il motto “se vuoi cambiare il mondo, parti da te stesso”.

 

Durante quelli che per me sono stati gli anni più difficili, ho fatto tutto quello che era in mio potere per restare fedele ai miei valori e non piegarmi alle circostanze. Ero sull’orlo del precipizio, ma grazie ad un gruppo di operai che stavano lavorando alla ricostruzione di un hotel che si trovava nelle vicinanze ed avevano bisogno di un posto dove passare la notte, riuscii a tenere aperta l’attività tutto l’anno sia nel 2012 che nel 2013.

Tuttavia, avrei dovuto pur perdere qualcosa in questa guerra, e ciò che avrei perso sarebbe stato il mio meraviglioso appartamentino a Corfutown. Che mi piacesse o no, dovevo venderlo. Non avevo scelta. E se da un lato ero triste ed arrabbiata per il fatto di dover vendere qualcosa di mio che non ero mai riuscita a godermi, dall’altra ero in un certo qual modo sollevata dal fatto che, non avendoci mai vissuto, non vi erano ricordi collegati. In ogni caso, però, si trattava un’altra volta di sacrificare la mia vita personale e la mia felicità. Erano passati quasi dieci anni e mi sembrava che nulla fosse cambiato: lavoravo più che mai e la pace che cercai tornando era più distante che mai.

Purtroppo o per fortuna, sono quel genere di persona che quando prende una decisione la porta fino in fondo. Ma le mie scelte erano diventate responsabilità che non facevano che farmi sentire schiacciata. È stato in quel momento che ho iniziato a diventare aggressiva quando mi sentivo troppo sotto pressione. Dopotutto, dovetti ammettere a me stessa che ero umana, anche se avrei voluto essere un supereroe (supereroina!). La mia fortuna, in quei momenti, è stata quella di avere uno staff in grado di tenermi al nascosto quando stavo per scoppiare.

 

Nonostante tutto ciò che stava andando male, i nostri ospiti si mostravano sempre contenti e soddisfatti dei nostri servizi. Vedevano chiaramente che ero stressata, tesa e infelice, e forse è anche per questo che esprimevano apertamente il loro apprezzamento nei confronti dell’hotel, miei e del nostro fantastico team. Era un modo per riconoscere ed incoraggiare il nostro lavoro ed i nostri sforzi di migliorarci quotidianamente, ed ero piacevolmente sorpresa del fatto che sempre più clienti tornavano ogni anno.

Leggere così tante recensioni positive su Tripadvisor mi riempì (e mi riempie tutt’ora) il cuore di pura gioia. L’amore che i nostri ospiti danno a me e al Bella Vista è il vero motore che fa andare avanti questo posto e mi fa credere in quello che faccio. Senza la comprensione ed il feedback positivo di così tante persone non ce l’avrei mai fatta.

 

Ovviamente, anche io in quegli anni dovetti abbassare un po’ i prezzi, ma non tanto da non trarne il guadagno necessario per reinvestire nel miglioramento dei nostri servizi. Nonostante la crisi, non ho mai smesso di investire in qualità e nella differenziazione del nostro prodotto, ed i commenti positivi che arrivavano a fiumi erano la prova concreta che ero sulla strada giusta.

“C’è una fine ad ogni tempesta. Una volta che tutti gli alberi sono stati sradicati, che tutte le case sono state rase al suolo, il vento si calmerà, le nuvole si dilegueranno, la pioggia cesserà. Il cielo si rischiarerà in un istante e solo allora, in quella quiete che segue la tempesta, scopriamo chi è stato abbastanza forte da sopravvivere.” Grey’s Anatomy.

Il 2014 era in arrivo e sembrava che il picco della crisi fosse alle nostre spalle. L’economia stava iniziando a riprendersi e sì, il Bella Vista era sopravvissuto alla bufera. Ero tanto esausta quanto fiera.

Quando la tempesta si calmò, realizzai improvvisamente che, non solo ero riuscita a tenere duro, ma qualcosa nel frattempo era anche cambiato. L’immagine di Benitses era finalmente cambiata ed un nuovo tipo di turismo aveva preso piede, insieme ad un nuovo tipo di turisti, ovviamente! Vi ho già detto quanto gli inglesi fossero mal visti qui dopo quello che era successo negli anni ’80 e che, per questa ragione, dovetti affidarmi a turisti di altre nazionalità.

Negli anni furono i russi che sembravano apprezzare particolarmente Benitses. Il Bella Vista fu uno dei primi hotel ad ospitarli, ma in breve tempo l’intero villaggio ne era pieno! Pensate che sfida fu, soprattutto per i ristoranti! Fu una grande sfida culturale, dato che le richieste di questi turisti erano completamente diverse e nuove per noi che non vi eravamo abituati. Questa differenza si rendeva palese perfino nel cibo, a partire dalla colazione: la quantità di cibo che i russi sono in grado di trangugiare la mattina è davvero incredibile! Mentre per la maggior parte delle culture con cui avevo avuto a che fare un toast e una tazza di caffè erano più che sufficienti, i russi la mattina volevano mangiare “cibo vero”, il che, se ci pensate, non è affatto stupido considerato che la colazione serve per assumere sufficiente energia per il giorno.

Mi ricordo ancora lo sbalordimento mio e del mio staff quando, per la prima volta, vedemmo i nostri clienti russi fare colazione. Eravamo sbigottite e senza parole: più cibo mettevamo sul buffet e più loro ne mangiavano. Tuttavia, riuscire a soddisfare un russo non è un’impresa affatto facile. All’inizio feci davvero fatica a capire cosa dovevo fare affinché si sentissero appagati, ma poi col tempo imparai (e anche la nostra cuoca ebbe da imparare): carne e salsiccia. Sì, per colazione! Devo davvero tanto ai russi, perché hanno dato un gran contributo nella creazione del nostro ricco buffet, che è anche (a quanto pare) uno dei nostri maggiori punti di forza.

E quindi, finalmente, le cose erano più o meno tornate alla normalità, ed io ero riuscita a sopravvivere a quegli anni senza perdere niente (tranne le staffe qualche volta): il mio appartamentino era ancora mio! Nessuno ancora lo aveva comprato (a causa o grazie alla crisi, vedete voi)! La verità è che dentro di me ero felice che nessuno ancora l’avesse comprato, ma mi ero promessa che l’avrei comunque venduto per il bene della famiglia. Ero determinata a trovare un acquirente. Ma, inaspettatamente, mia madre, a cui l’appartamento non piaceva affatto, iniziò ad evitare l’argomento finché un giorno mi disse apertamente che non voleva che lo vendessi e che, dato che l’avevo comprato, ora me lo dovevo tenere.

Ah, cuore di mamma, pur odiando quel posto, non voleva che sacrificassi nuovamente la mia felicità!

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About The Writer
Alexandra Di Gregorio
Pen Name: Fille Du Vent

Alexandra is a young and still developing writer. She likes to explore different literary genres and styles, such as poetry, short stories and stream of consciousness. Alexandra aspires to become a travel writer collecting and writing the stories of the people she meets on her journeys around the world. This time Alexandra worked as a biographer, writing short stories revolving around momentous events in the life of Anthea and of the Bella Vista hotel

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